giovedì 26 maggio 2011

RECENSIONE DEL LIBRO "D'ALTRI TEMPI" DI STEFANO TASSINARI


Stefano Tassinari prosegue a scavare, con i dieci racconti di "D'altri tempi" (Edizioni Alegre, 137 pp, 12 euro), negli anni '70.
Sono storie con protagonisti diversi ma tutte raccontate al presente e in prima persona, a sottolineare l'assenza di neutralità, la presenza e la scelta di campo da parte dell'autore.
Contrariamente a tanti che c'erano e oggi sono decisamente collocati altrove o fanno finta di non esserci mai stati, Tassinari non usa mai - scrivendo di quella grande stagione di lotte e di sconfitte, di sconvolgimenti e di morte - il passato remoto.
Al contempo imprime ai suoi personaggi il tratto del distacco che consente il confronto con un tempo che se n'è andato: Brian Jones, il chitarrista dei Rolling Stone morto nel 1969, che ripercorre la sua vita intensa e breve; i due studenti universitari che scoprono la durezza della repressione e della violenza di stato degli anni '70 preparando una tesi sull'assassinio di Roberto Franceschi; l'incazzoso ex militante di Avanguardia Operaia che, sollecitato dalle domande di un giovane intervistatore, rievoca i fasti del Festival del proletariato giovanile del 1975 al Parco Lambro.
E quando invece i protagonisti parlano dal loro tempo, come il "matto" alla vigilia della chiusura dei manicomi in "Via della Ghiara" o l'ultimo condannato alla garrota della Spagna frachista, salta ogni filtro e tocca direttamente al lettore fare i conti con l'oggi.
E, tra le tante figure che animano i dieci racconti e parlano al lettore, c'è sicuramente - anche se non è una presenza "dichiarata" - Tassinari stesso.
E' lui, 38 anni dopo, a trovarsi davanti alla lapide degli uomini e dei ragazzi ammazzati del "Bloody Sunday". Ed è ancora lui a rivolgersi a Francesco Lorusso provando a spiegargli cosa si prova a resistere a trent'anni di rivoluzione conservatrice.
Tassinari pratica una vera e propria militanza della memoria in primo luogo per ricordare gli "angeli ribelli": i caduti della sinistra rivoluzionaria, cui è stato sottratta qualsiasi possibilità di futuro e che dal passato parlano ancora a chi vuole ascoltare e non ha cancellato.
L'autore li ricorda: Francesco, Giorgiana, Walter, Piero, Fausto, Iaio, Valerio, Mario e tanti altri.
Scolpiti e fermi nel tempo, nel tentativo di incendiare il mondo.
Per questo ancora vivi eppure quotidianamente rimossi, traditi e dimenticati.

Nando Mainardi

(sul numero di maggio della rivista Su la Testa)

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